Chirurgia protesica ad alta complessità
Tecnologie e casi complessi

Chirurgia protesica ad alta complessità a Roma

Revisioni di protesi, infezioni periprotesiche, deformità gravi e post-traumatiche: i casi che richiedono esperienza dedicata e pianificazione avanzata.

In sintesi

Per chirurgia protesica ad alta complessità si intendono gli interventi che vanno oltre la prima protesi standard: la revisione di protesi di ginocchio, anca e spalla, il trattamento delle infezioni periprotesiche e la correzione di deformità gravi o post-traumatiche.

Questi casi richiedono una valutazione specialistica approfondita, imaging avanzato, pianificazione tridimensionale e — quando indicato — l'uso di navigazione computerizzata o piattaforme robotiche.

Il Prof. Simone Cerciello, con oltre 9.000 interventi eseguiti, dedica una parte rilevante della propria attività chirurgica a questi scenari complessi, in un percorso che prevede sempre il confronto con un team multidisciplinare.

Revisioni protesiche

Revisione di protesi di ginocchio, anca e spalla

Quando una protesi esistente non funziona più come dovrebbe.

Quando serve una revisione

  • Usura delle componenti dopo molti anni dall'impianto
  • Mobilizzazione asettica: la protesi perde la stabile fissazione all'osso
  • Instabilità ricorrente o lussazioni ripetute
  • Dolore persistente con causa meccanica documentata
  • Fratture periprotesiche attorno all'impianto
  • Infezione periprotesica (vedi sezione dedicata)

In cosa differisce dalla prima protesi

La revisione richiede la rimozione delle componenti precedenti, la ricostruzione di eventuali difetti ossei con innesti o coni di aumento e l'impianto di protesi di revisione, spesso con steli più lunghi e vincoli maggiori. È un intervento più lungo e tecnicamente impegnativo, che richiede impianti e strumentazione dedicati.

I tre distretti

La revisione riguarda tutte le principali articolazioni: ginocchio (mobilizzazioni, instabilità, usura del polietilene), anca (mobilizzazione dello stelo o della cotile, lussazioni recidivanti, usura delle coppie di frizione) e spalla (fallimento di protesi anatomiche, spesso convertite in protesi inverse).

Infezioni periprotesiche

Il trattamento delle infezioni di protesi

La diagnosi

La sospetta infezione di una protesi viene indagata con esami ematici (PCR, VES), aspirato articolare con esame colturale e, quando necessario, imaging avanzato. Identificare il microrganismo responsabile è decisivo per guidare la terapia antibiotica e la strategia chirurgica.

Approccio in uno o due tempi

Nelle infezioni precoci con germe noto e tessuti in buone condizioni può essere possibile un intervento in un tempo unico (rimozione e reimpianto nella stessa seduta). Nelle infezioni croniche o con germi aggressivi si preferisce l'approccio in due tempi: rimozione della protesi, posizionamento di uno spaziatore antibiotato, terapia antibiotica mirata e reimpianto a guarigione dell'infezione.

Il ruolo del team multidisciplinare

Il trattamento delle infezioni periprotesiche non è solo chirurgico: richiede il confronto costante con infettivologi, microbiologi e anestesisti. La condivisione del caso in un team dedicato migliora l'appropriatezza della terapia e i risultati a distanza.

Deformità e post-traumatico

Deformità gravi ed esiti di fratture

Gli scenari più frequenti

  • Ginocchio varo o valgo severo con artrosi avanzata
  • Esiti di fratture del piatto tibiale, del femore distale o del collo femorale con malallineamento
  • Esiti di osteotomie o di precedenti interventi con mezzi di sintesi in sede
  • Displasie dell'anca severe con alterata anatomia del cotile
  • Rigidità articolari importanti con grave limitazione funzionale

Il ruolo di pianificazione 3D, navigazione e robotica

Nei casi complessi la pianificazione tridimensionale permette di studiare in anticipo deformità, difetti ossei e riferimenti anatomici alterati. La navigazione computerizzata e le piattaforme robotiche aiutano a tradurre il piano in sala operatoria con precisione, anche quando i riferimenti tradizionali non sono utilizzabili.

Il percorso

Come si valuta un caso complesso

Documenti ed esami da portare alla visita

Documentazione utile

  • Radiografie recenti in carico dell'arto o dell'articolazione interessata
  • TAC o risonanza magnetica, se già eseguite
  • Verbale operatorio e scheda di dimissione degli interventi precedenti
  • Documentazione sull'impianto esistente (etichetta o scheda della protesi), se disponibile
  • Esami del sangue recenti e, nei sospetti infettivi, eventuali esami colturali
  • Elenco delle terapie farmacologiche in corso e delle patologie associate

Cosa succede durante la valutazione

La visita comprende l'esame clinico dell'articolazione, la lettura integrata della documentazione e la definizione di un percorso: ulteriori esami se necessari, opzioni conservative quando possibile, oppure pianificazione chirurgica con scelta di impianti, tecnologia e struttura più adatti al caso.

FAQ

Domande frequenti sui casi complessi

Quando rivolgersi a un centro protesico ad alta complessità?

Quando una protesi esistente è dolorosa, mobilizzata o instabile; quando è sospettata o accertata un'infezione periprotesica; quando la deformità dell'arto è grave o conseguente a fratture; quando un primo parere ha definito il caso "difficile" o non trattabile con tecniche standard. In questi scenari servono esperienza specifica in chirurgia di revisione, pianificazione avanzata e un percorso multidisciplinare.

Una protesi che fa male va sempre sostituita?

No. Il dolore va prima indagato: può dipendere da cause non legate all'impianto (tendiniti, problemi lombari, sovraccarico). La revisione è indicata quando esami clinici e strumentali dimostrano una causa meccanica o infettiva che non risponde al trattamento conservativo.

Come si cura un'infezione periprotesica?

L'infezione di una protesi richiede un percorso specialistico: diagnosi con esami ematici, aspirato articolare e colture; quindi, in base al tipo di infezione, un approccio chirurgico in uno o due tempi, associato a terapia antibiotica mirata. Il confronto con infettivologi e microbiologi è parte integrante del percorso.

La chirurgia di revisione è più rischiosa della prima protesi?

Sì: è un intervento tecnicamente più impegnativo, con tempi più lunghi e un recupero più graduale. Per questo va pianificata con cura — imaging avanzato, valutazione del capitale osseo, scelta degli impianti di revisione — ed eseguita da chirurghi con casistica dedicata.

Cosa devo portare alla prima visita per un caso complesso?

Radiografie recenti in carico, eventuali TAC o risonanze, il verbale e la scheda di dimissione degli interventi precedenti, la documentazione sull'impianto esistente (se disponibile), l'elenco delle terapie in corso e gli esami del sangue recenti. Una documentazione completa rende la valutazione molto più rapida ed efficace.

Le deformità gravi si possono correggere con una protesi?

Nella maggior parte dei casi sì. La pianificazione tridimensionale, la navigazione computerizzata e le piattaforme robotiche permettono oggi di correggere deformità anche importanti (varo o valgo severi, esiti di fratture) durante l'intervento protesico, restituendo un allineamento corretto dell'arto.

Prof. Simone CercielloProfessore Associato in Ortopedia e TraumatologiaUltima revisione: ottobre 2026
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Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita specialistica e il parere del medico. Ogni indicazione chirurgica viene definita esclusivamente dopo una valutazione clinica diretta del paziente e degli esami strumentali. Contenuti redatti in conformità alle Linee Guida FNOMCeO (artt. 55-56-57 del Codice Deontologico Medico).