Ceramica – Polietilene
Combinazione più diffusa, con eccellente bilanciamento tra resistenza all'usura, durata e versatilità. Adatta alla maggior parte dei pazienti.

Chirurgia protesica dell'anca con tecniche tradizionali e a doppia mobilità. Soluzioni personalizzate per il ripristino della funzione articolare.
L'anca è un'articolazione sferica e profonda, sollecitata costantemente dal peso corporeo durante la deambulazione, la stazione eretta e quasi ogni attività quotidiana. Quando l'artrosi, la necrosi avascolare, gli esiti di una frattura o altre patologie ne compromettono la funzione, il dolore può diventare invalidante e limitare in modo significativo la qualità della vita.
La protesi totale d'anca è una delle procedure chirurgiche di maggior successo in tutta la medicina moderna. Il Prof. Simone Cerciello esegue interventi di protesi d'anca primaria e di revisione, scegliendo per ogni paziente l'impianto e l'approccio chirurgico più appropriati: tra le opzioni più innovative, la protesi a doppia mobilità rappresenta oggi una soluzione di riferimento per ridurre drasticamente il rischio di lussazione protesica.
Sostituzione articolare con impianti di ultima generazione e approcci chirurgici personalizzati.
La protesi totale d'anca consiste nella sostituzione dell'articolazione coxo-femorale danneggiata con un impianto artificiale che ne riproduce la struttura e la funzione. L'intervento prevede la sostituzione di entrambe le componenti articolari: la testa del femore viene rimossa e sostituita con una testina sferica (in metallo o ceramica) montata su uno stelo femorale inserito nel canale midollare; l'acetabolo accoglie una coppa metallica con inserto di scorrimento in polietilene altamente reticolato, ceramica o componente mobile nelle protesi a doppia mobilità.
La chirurgia protesica dell'anca è indicata quando il dolore e la limitazione funzionale non rispondono più al trattamento conservativo. Le principali indicazioni includono:
Combinazione più diffusa, con eccellente bilanciamento tra resistenza all'usura, durata e versatilità. Adatta alla maggior parte dei pazienti.
Massima resistenza all'usura, indicata in pazienti giovani e attivi grazie alla durata estremamente lunga delle componenti.
Configurazione specifica per ridurre drasticamente il rischio di lussazione, con eccellenti risultati anche in pazienti complessi.
Il più diffuso a livello internazionale, consente un'ottima esposizione dell'articolazione ed è applicabile praticamente in tutti i contesti clinici, incluse le anatomie più complesse e le revisioni.
Approccio versatile, con buon controllo dell'articolazione e ridotto rischio di lussazione posteriore.
Utilizza un piano di accesso "muscle-sparing", che sfrutta intervalli anatomici tra i muscoli senza sezionarli. Può consentire un recupero precoce della deambulazione e una ridotta dolorabilità post-operatoria nei pazienti idonei.
La selezione dell'approccio è paziente-specifica: non esiste un'unica tecnica superiore in assoluto, ma quella più appropriata per le caratteristiche cliniche e anatomiche individuali.
Una soluzione innovativa per ridurre drasticamente il rischio di lussazione protesica.
La protesi a doppia mobilità è una soluzione tecnologica di concezione francese (sviluppata alla fine degli anni '70 da Gilles Bousquet) che si è progressivamente affermata come standard di riferimento per la prevenzione della lussazione protesica.
A differenza della protesi tradizionale, in cui la testina femorale si articola direttamente con un inserto fisso nella coppa acetabolare, la protesi a doppia mobilità è caratterizzata da due superfici di articolazione concentriche: una piccola testina in metallo o ceramica fissata sullo stelo femorale, che si articola all'interno di un grande inserto in polietilene altamente reticolato, mobile; il grande inserto, a sua volta, si articola con la superficie interna di una coppa metallica fissata nell'acetabolo.
Il risultato è un sistema con due articolazioni intermobili: la "piccola articolazione" interna è responsabile della maggior parte del movimento funzionale, mentre la "grande articolazione" esterna interviene nei movimenti estremi, aumentando il range di mobilità prima di qualsiasi conflitto meccanico.
La lussazione protesica è una delle complicanze più temute dopo una protesi d'anca tradizionale. La doppia mobilità riduce drasticamente questo rischio, grazie all'aumento della "jump distance" e a un range di movimento più ampio prima di qualsiasi impingement.
La presenza di due articolazioni concentriche permette di aumentare significativamente l'arco di movimento utile dell'anca protesizzata, riducendo i conflitti meccanici tra le componenti.
Il sistema garantisce una stabilità superiore rispetto alle configurazioni tradizionali, anche in presenza di fattori di rischio anatomici, neurologici o muscolari.
I moderni polietileni altamente reticolati garantiscono una resistenza all'usura eccellente, contribuendo alla durata a lungo termine dell'impianto.
La protesi a doppia mobilità trova indicazione in numerose situazioni cliniche, ed è oggi sempre più utilizzata anche nel primo impianto in pazienti selezionati:
Negli ultimi anni le indicazioni si sono progressivamente ampliate: alcuni autori e centri di riferimento utilizzano la doppia mobilità come scelta primaria anche in pazienti più giovani, in considerazione dei buoni risultati a lungo termine e della sicurezza biomeccanica.
| Protesi tradizionale | Doppia mobilità | |
|---|---|---|
| Configurazione | Singola articolazione | Doppia articolazione concentrica |
| Rischio di lussazione | Variabile, da basso a significativo in pazienti a rischio | Significativamente ridotto |
| Range prima di impingement | Standard | Ampliato |
| Indicazioni ottimali | Paziente standard, senza fattori di rischio | Paziente anziano, neurologico, complesso, di revisione |
| Durata attesa | Superiore a 20 anni | Comparabile, con materiali moderni |
La scelta tra le due configurazioni viene definita in modo individuale e ragionato, soppesando fattori clinici, anatomici e funzionali. Non esiste una soluzione superiore in assoluto: esiste la soluzione più appropriata per ciascun paziente.
Un percorso strutturato in quattro fasi, dalla valutazione iniziale alla ripresa completa.
Inquadramento clinico completo: visita ortopedica, esami ematochimici, valutazione cardiologica e anestesiologica, eventuale ottimizzazione delle terapie. Studi radiografici dedicati per il planning chirurgico personalizzato.
Eseguito in anestesia spinale o, meno frequentemente, generale. Durata media 60-90 minuti. L'approccio chirurgico viene scelto in base alle caratteristiche del paziente e all'anatomia. Ricovero medio 3-5 giorni.
Verticalizzazione e primi passi già nelle prime 24 ore dall'intervento, con supporto del fisioterapista e utilizzo di stampelle o deambulatore. Carico in genere immediato e completo, salvo specifiche indicazioni.
Settimane 1-4: deambulazione con stampelle. Settimane 4-6: abbandono progressivo. Mesi 2-3: completo recupero della deambulazione autonoma. Mesi 3-6: ripresa di attività sportive selezionate.
Ogni paziente è unico. La scelta dell'impianto — tradizionale, a doppia mobilità, con specifici materiali — e dell'approccio chirurgico viene definita dopo un'accurata valutazione clinica, radiografica e funzionale, sempre in funzione delle tue caratteristiche individuali e dei tuoi obiettivi.
Lun–Ven · 16:00–18:00
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita specialistica e il parere del medico. Ogni indicazione chirurgica viene definita esclusivamente dopo una valutazione clinica diretta del paziente e degli esami strumentali. Contenuti redatti in conformità alle Linee Guida FNOMCeO (artt. 55-56-57 del Codice Deontologico Medico).