Illustrazione anatomica dell'anca
Distretti trattati

Anca

Chirurgia protesica dell'anca con tecniche tradizionali e a doppia mobilità. Soluzioni personalizzate per il ripristino della funzione articolare.

Introduzione

Una delle procedure più efficaci della medicina moderna

L'anca è un'articolazione sferica e profonda, sollecitata costantemente dal peso corporeo durante la deambulazione, la stazione eretta e quasi ogni attività quotidiana. Quando l'artrosi, la necrosi avascolare, gli esiti di una frattura o altre patologie ne compromettono la funzione, il dolore può diventare invalidante e limitare in modo significativo la qualità della vita.

La protesi totale d'anca è una delle procedure chirurgiche di maggior successo in tutta la medicina moderna. Il Prof. Simone Cerciello esegue interventi di protesi d'anca primaria e di revisione, scegliendo per ogni paziente l'impianto e l'approccio chirurgico più appropriati: tra le opzioni più innovative, la protesi a doppia mobilità rappresenta oggi una soluzione di riferimento per ridurre drasticamente il rischio di lussazione protesica.

01 · Chirurgia protesica

Protesi d'anca

Sostituzione articolare con impianti di ultima generazione e approcci chirurgici personalizzati.

La protesi totale d'anca consiste nella sostituzione dell'articolazione coxo-femorale danneggiata con un impianto artificiale che ne riproduce la struttura e la funzione. L'intervento prevede la sostituzione di entrambe le componenti articolari: la testa del femore viene rimossa e sostituita con una testina sferica (in metallo o ceramica) montata su uno stelo femorale inserito nel canale midollare; l'acetabolo accoglie una coppa metallica con inserto di scorrimento in polietilene altamente reticolato, ceramica o componente mobile nelle protesi a doppia mobilità.

Quando si interviene

Indicazioni principali

La chirurgia protesica dell'anca è indicata quando il dolore e la limitazione funzionale non rispondono più al trattamento conservativo. Le principali indicazioni includono:

  • Artrosi (coxartrosi): la causa più frequente, primaria o secondaria
  • Necrosi avascolare della testa del femore
  • Esiti di frattura del collo femorale o della testa del femore
  • Displasia congenita dell'anca dell'adulto
  • Artrite reumatoide e altre artropatie infiammatorie
  • Esiti di malattie pediatriche dell'anca (morbo di Perthes, epifisiolisi)
  • Revisione di protesi precedente

Materiali e coppie di frizione

Ceramica – Polietilene

Combinazione più diffusa, con eccellente bilanciamento tra resistenza all'usura, durata e versatilità. Adatta alla maggior parte dei pazienti.

Ceramica – Ceramica

Massima resistenza all'usura, indicata in pazienti giovani e attivi grazie alla durata estremamente lunga delle componenti.

Polietilene a doppia mobilità

Configurazione specifica per ridurre drasticamente il rischio di lussazione, con eccellenti risultati anche in pazienti complessi.

Approcci chirurgici

Approccio posteriore

Il più diffuso a livello internazionale, consente un'ottima esposizione dell'articolazione ed è applicabile praticamente in tutti i contesti clinici, incluse le anatomie più complesse e le revisioni.

Approccio anterolaterale

Approccio versatile, con buon controllo dell'articolazione e ridotto rischio di lussazione posteriore.

Approccio anteriore diretto (mini-invasivo)

Utilizza un piano di accesso "muscle-sparing", che sfrutta intervalli anatomici tra i muscoli senza sezionarli. Può consentire un recupero precoce della deambulazione e una ridotta dolorabilità post-operatoria nei pazienti idonei.

Selezione paziente-specifica

La selezione dell'approccio è paziente-specifica: non esiste un'unica tecnica superiore in assoluto, ma quella più appropriata per le caratteristiche cliniche e anatomiche individuali.

02 · Tecnologia avanzata

Protesi d'anca a doppia mobilità

Una soluzione innovativa per ridurre drasticamente il rischio di lussazione protesica.

La protesi a doppia mobilità è una soluzione tecnologica di concezione francese (sviluppata alla fine degli anni '70 da Gilles Bousquet) che si è progressivamente affermata come standard di riferimento per la prevenzione della lussazione protesica.

A differenza della protesi tradizionale, in cui la testina femorale si articola direttamente con un inserto fisso nella coppa acetabolare, la protesi a doppia mobilità è caratterizzata da due superfici di articolazione concentriche: una piccola testina in metallo o ceramica fissata sullo stelo femorale, che si articola all'interno di un grande inserto in polietilene altamente reticolato, mobile; il grande inserto, a sua volta, si articola con la superficie interna di una coppa metallica fissata nell'acetabolo.

Il risultato è un sistema con due articolazioni intermobili: la "piccola articolazione" interna è responsabile della maggior parte del movimento funzionale, mentre la "grande articolazione" esterna interviene nei movimenti estremi, aumentando il range di mobilità prima di qualsiasi conflitto meccanico.

Vantaggi biomeccanici

01

Riduzione del rischio di lussazione

La lussazione protesica è una delle complicanze più temute dopo una protesi d'anca tradizionale. La doppia mobilità riduce drasticamente questo rischio, grazie all'aumento della "jump distance" e a un range di movimento più ampio prima di qualsiasi impingement.

02

Range di movimento ampliato

La presenza di due articolazioni concentriche permette di aumentare significativamente l'arco di movimento utile dell'anca protesizzata, riducendo i conflitti meccanici tra le componenti.

03

Stabilità intrinseca

Il sistema garantisce una stabilità superiore rispetto alle configurazioni tradizionali, anche in presenza di fattori di rischio anatomici, neurologici o muscolari.

04

Usura ridotta

I moderni polietileni altamente reticolati garantiscono una resistenza all'usura eccellente, contribuendo alla durata a lungo termine dell'impianto.

Quando è indicata

Principali indicazioni cliniche

La protesi a doppia mobilità trova indicazione in numerose situazioni cliniche, ed è oggi sempre più utilizzata anche nel primo impianto in pazienti selezionati:

  • Pazienti anziani (tipicamente oltre i 70-75 anni), con aumentato rischio di caduta
  • Pazienti con disturbi neurologici o cognitivi (esiti di ictus, Parkinson, demenza)
  • Disturbi della deambulazione o dell'equilibrio
  • Frattura del collo del femore nell'anziano
  • Pazienti con lassità capsulare o iperlassità legamentosa
  • Interventi di revisione di protesi precedente
  • Storia di lussazioni protesiche ricorrenti
  • Anatomie complesse (displasia, esiti di interventi precedenti, alterazioni post-traumatiche)
  • Pazienti con richieste funzionali elevate che desiderano un range ampio in sicurezza

Estensione delle indicazioni

Negli ultimi anni le indicazioni si sono progressivamente ampliate: alcuni autori e centri di riferimento utilizzano la doppia mobilità come scelta primaria anche in pazienti più giovani, in considerazione dei buoni risultati a lungo termine e della sicurezza biomeccanica.

Tradizionale vs doppia mobilità

Protesi tradizionaleDoppia mobilità
ConfigurazioneSingola articolazioneDoppia articolazione concentrica
Rischio di lussazioneVariabile, da basso a significativo in pazienti a rischioSignificativamente ridotto
Range prima di impingementStandardAmpliato
Indicazioni ottimaliPaziente standard, senza fattori di rischioPaziente anziano, neurologico, complesso, di revisione
Durata attesaSuperiore a 20 anniComparabile, con materiali moderni

La scelta tra le due configurazioni viene definita in modo individuale e ragionato, soppesando fattori clinici, anatomici e funzionali. Non esiste una soluzione superiore in assoluto: esiste la soluzione più appropriata per ciascun paziente.

03 · Percorso di cura

Dal pre-operatorio al ritorno alla vita quotidiana

Un percorso strutturato in quattro fasi, dalla valutazione iniziale alla ripresa completa.

01

Valutazione pre-operatoria

Inquadramento clinico completo: visita ortopedica, esami ematochimici, valutazione cardiologica e anestesiologica, eventuale ottimizzazione delle terapie. Studi radiografici dedicati per il planning chirurgico personalizzato.

02

Intervento chirurgico

Eseguito in anestesia spinale o, meno frequentemente, generale. Durata media 60-90 minuti. L'approccio chirurgico viene scelto in base alle caratteristiche del paziente e all'anatomia. Ricovero medio 3-5 giorni.

03

Mobilizzazione precoce

Verticalizzazione e primi passi già nelle prime 24 ore dall'intervento, con supporto del fisioterapista e utilizzo di stampelle o deambulatore. Carico in genere immediato e completo, salvo specifiche indicazioni.

04

Riabilitazione e recupero

Settimane 1-4: deambulazione con stampelle. Settimane 4-6: abbandono progressivo. Mesi 2-3: completo recupero della deambulazione autonoma. Mesi 3-6: ripresa di attività sportive selezionate.

Valutazione specialistica

Una valutazione specialistica per la tua anca

Ogni paziente è unico. La scelta dell'impianto — tradizionale, a doppia mobilità, con specifici materiali — e dell'approccio chirurgico viene definita dopo un'accurata valutazione clinica, radiografica e funzionale, sempre in funzione delle tue caratteristiche individuali e dei tuoi obiettivi.

Lun–Ven · 16:00–18:00

Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita specialistica e il parere del medico. Ogni indicazione chirurgica viene definita esclusivamente dopo una valutazione clinica diretta del paziente e degli esami strumentali. Contenuti redatti in conformità alle Linee Guida FNOMCeO (artt. 55-56-57 del Codice Deontologico Medico).