L'artrosi dell'anca, o coxartrosi, si manifesta in modo meno immediato di quella del ginocchio: il dolore non si localizza dove il paziente si aspetta, e i primi segnali vengono spesso attribuiti alla schiena o all'età. Riconoscerla precocemente non serve a evitarla, ma consente di guadagnare anni di buona funzione e di arrivare all'eventuale intervento nelle condizioni migliori.
I sintomi iniziali che vengono sottovalutati
Il sintomo più caratteristico è il dolore all'inguine, che si irradia lungo la faccia anteriore della coscia e può arrivare al ginocchio. Non è raro che un paziente venga a visita per un dolore al ginocchio e riceva la diagnosi di coxartrosi: è una delle ragioni per cui una valutazione ortopedica seria esamina sempre entrambe le articolazioni.
Accanto al dolore compaiono segnali funzionali molto specifici, che i pazienti riferiscono con parole simili: difficoltà a indossare calze e scarpe, fatica a tagliare le unghie dei piedi, dolore ad alzarsi dopo essere rimasti seduti a lungo, in particolare dall'auto, rigidità mattutina che dura una decina di minuti, riduzione progressiva della distanza percorribile a piedi. Un segno precoce e affidabile è la perdita della rotazione interna dell'anca, che lo specialista rileva in pochi secondi durante l'esame obiettivo.
Perché compare
La coxartrosi può essere primaria, senza una causa identificabile, oppure secondaria a condizioni che alterano la meccanica articolare: displasia dell'anca, conflitto femoro-acetabolare, esiti di fratture, necrosi della testa del femore, malattie reumatiche. Nei pazienti più giovani è quasi sempre presente una causa strutturale, e individuarla ha un valore concreto perché alcune di queste condizioni possono essere trattate prima che il danno diventi irreversibile.
La diagnosi
La radiografia del bacino sotto carico, in proiezione antero-posteriore, associata a una proiezione assiale, è l'esame di riferimento. Consente di valutare la riduzione dello spazio articolare, la sclerosi subcondrale, gli osteofiti e le geodi, e di misurare i parametri morfologici utili alla pianificazione. La risonanza magnetica è indicata quando si sospetta una necrosi avascolare, una frattura da stress o una patologia dei tessuti molli, ma non è l'esame di prima istanza per l'artrosi.
Va sottolineato un punto: non esiste corrispondenza automatica tra gravità radiografica e sintomi. Esistono anche molto compromesse radiograficamente ma poco sintomatiche, e viceversa. È il paziente che si opera, non la radiografia.
Cosa funziona nelle fasi iniziali
Esercizio terapeutico
È il trattamento con le evidenze più solide. Il rinforzo dei glutei e degli abduttori, il lavoro sulla mobilità e l'esercizio aerobico a basso impatto riducono il dolore e migliorano la funzione. L'acqua è un ambiente particolarmente favorevole nelle fasi dolorose.
Controllo del peso
Durante il cammino l'anca sopporta forze pari a diverse volte il peso corporeo: ogni riduzione ponderale si traduce in un beneficio moltiplicato sul carico articolare.
Gestione del carico e ausili
L'uso di un bastone dal lato opposto a quello dolente riduce sensibilmente il carico sull'anca interessata. È una misura semplice, spesso rifiutata per ragioni estetiche, che permette di camminare più a lungo e con meno dolore.
Terapia farmacologica e infiltrativa
Gli antinfiammatori vanno usati per cicli brevi e sotto controllo medico. Le infiltrazioni intra-articolari, eseguite sotto guida ecografica o radioscopica, possono offrire un sollievo temporaneo in casi selezionati, ma non modificano l'evoluzione della malattia.
Quando la protesi diventa la scelta giusta
L'indicazione nasce dall'incontro tra tre elementi: un dolore che condiziona il sonno e le attività quotidiane, una limitazione funzionale progressiva che riduce l'autonomia, e l'esaurimento del beneficio delle terapie conservative condotte in modo adeguato. Quando questi tre elementi coesistono e il quadro radiografico è coerente, la protesi d'anca offre risultati eccellenti e prevedibili, con tassi di soddisfazione tra i più alti della chirurgia ortopedica.
Un'osservazione ricorrente nella pratica clinica: il paziente che arriva all'intervento con una buona muscolatura, un peso controllato e una limitazione non ancora estrema recupera più rapidamente e meglio. Rimandare per anni un intervento chiaramente indicato non protegge l'articolazione, ma peggiora le condizioni di partenza.
In sintesi
Dolore all'inguine, difficoltà a vestirsi e perdita della rotazione interna sono i segnali precoci da non ignorare. Nelle fasi iniziali esercizio, controllo del peso e gestione del carico offrono benefici reali. Il momento della protesi lo definiscono i sintomi e la qualità di vita, non l'immagine radiografica.
Domande frequenti

Prof. Simone Cerciello
Specialista in Ortopedia e Traumatologia — Professore Associato, Saint Camillus International University
Si occupa di chirurgia protesica di ginocchio, anca e spalla, chirurgia artroscopica e traumatologia dello sport. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche indicizzate su PubMed.
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Questo contenuto ha finalità informative e divulgative e non sostituisce la visita medica, la diagnosi o la prescrizione di uno specialista. Per una valutazione del proprio caso è necessario un consulto personalizzato.

